NASCONO LE CASSEFORTI DEL VINO:
SONO VIGNETI-COLLEZIONE CHE DAL PIEMONTE ALLA SICILIA
CUSTODISCONO I NOSTRI ANTICHI VITIGNI
E INVESTONO SUL FUTURO DELL¹ENOLOGIA
MADE IN ITALY
Nascono le casseforti del vino
made in Italy: sono vigneti-collezione che
custodiscono gli antichi vitigni del nostro Paese. Rappresentano
una sorta di museo della straordinaria ricchezza enologica
italiana, ma allo stesso tempo sono veri e propri laboratori di
sperimentazione, in cui si costruisce il successo della nostra
enologia. Sarà questo uno dei temi portanti del Salone del
Vino di Torino, manifestazione dedicata ai
professionisti del settore, che andrà in scena dal 27 al 30
ottobre al Lingotto Fiere. Dal Piemonte alla Sicilia
esistono infatti molti vigneti sperimentali accanto a quelli che
normalmente producono le uve dei vini più blasonati:
arricchiscono i possedimenti delle più importanti cantine, dalla
Castello Banfi di Montalcino alla Settesoli di Menfi alla Caprai
di Montefalco, solo per fare qualche esempio di un panorama
vastissimo e complesso.
Il loro primo obiettivo - spiega il professor Leonardo
Valenti dell'Università di Milano, uno dei massimi studiosi
italiani di ampelografia e viticoltura - è quello, in generale,
di collezionare e conservare le moltissime specie di vite
dell'immenso patrimonio ampelografico italiano e quindi il
prezioso valore biologico della biodiversità, costituendo delle
vere e proprie operazioni culturali, che raccontano, in alcuni
casi, come in un libro di storia, addirittura la filogenesi di
un vitigno di antica coltivazione. Spesso, questo paziente
lavoro di ricerca e sperimentazione decreta il recupero
effettivo di un vitigno autoctono (il caso del Sagrantino è
emblematico, da questo punto di vista), consentendo di ampliare
la base delle varietà disponibili e permettendo di produrre
nuovi vini di più elevata qualità, in altri casi garantisce la
semplice, ma fondamentale, conservazione di antichi vitigni
minori, anche se non in vista di un immediato utilizzo
produttivo.
In altri casi ancora, in questi vigneti sperimentali si effettua
anche un paziente lavoro sui vitigni autoctoni ormai
consolidati, dal Sangiovese al Nebbiolo, dal Montepulciano
d'Abruzzo all'Aglianico, sia mediante una verifica del loro
comportamento a confronto con i più affermati vitigni
internazionali, sia operando nuove selezioni clonali per
ottenere caratteristiche più adeguate alla produzione di vini di
alta qualità, come la dimensione e la struttura del grappolo,
gli acini piccoli e la buccia spessa. E' l'esigenza stessa di
adeguarsi alle innovazioni del progresso scientifico e
tecnologico ed all'evoluzione del mercato, che impone un
continuo miglioramento delle piattaforme varietali. Infatti, se
la qualità la si deve prima di tutto produrre in campo, occorre
poter disporre di vitigni il più possibile adatti, nei diversi
ambienti, a produrre specifici obiettivi enologici. Così nelle
casseforti del vino, non solo si lavora sul ricchissimo
patrimonio ampelografico italiano (anche sperimentando il
comportamento di vitigni del Nord impiantati al Sud e
viceversa), ma vengono testate anche varietà migliorative
provenienti da altri Paesi per elevare la qualità del prodotto
di partenza, o creati di veri e propri super-vitigni incrociando
varietà di conclamata qualità ad altre di altrettanto valore.